TuttoRock – Ascendente

di Maurizio Donnini

La Metralli, collaborando da anni alle produzioni artistiche/performative di Amigdala, che si occupa di rigenerazione urbana, performing art e arte pubblica, produce questo nuovo album mettendosi in dialogo con temi, pratiche e luoghi che il Collettivo Amigdala di Modena, tocca e sviluppa nell’ambito delle arti performative e contemporanee. Il disco è stato prodotto da Amigdala e dal Centro Musica – Comune di Modena, attraverso il progetto Sonda, con il contributo della Regione Emilia-Romagna (L.R. n. 2 del 16 marzo 2018 Norme in materia di sviluppo del settore musicale). Una collaborazione che nasce nel 2018 quando il Centro Musica di Modena, con il suo progetto Sonda Club, aveva prodotto su vinile il singolo “Ellittica” de La Metralli insieme al singolo ”Augh” di Mara Redeghieri, all’interno di una collana di 4 vinili firmata appunto Sonda Club. Il nuovo disco de La Metralli, “Ascendente”, si pone in continuità con il processo artistico maturato nei primi tre dischi, confermando la vocazione alla trasversalità del gruppo rispetto ai generi e musicali, con un forte interesse per le sperimentazioni sonore e un’attenzione alla qualità del suono, agli arrangiamenti, ai testi e alla voce. Per questo album l’idea musicale è stata quella di realizzare un disco che suonasse come se fosse elettronico, ma suonato con strumenti acustici. Sono stati utilizzati per lo più strumenti acustici o semi-acustici, nessun synth o campionamento, ma sono stati suonati ed arrangiati come fossero strumenti elettronici.

Il disco si apre con il brano Il sindaco dedicato a Mimmo Lucano sulla vicenda di Riace, ma si apprezza da subito la bellezza della trama musicale messa insieme dalla band. Un disco che sale lentamente, ma inesorabilmente, di qualità e già su Nero, parla invece del ritorno di un’onda nera sempre più forte che ricorda quella del fascismo, assume toni alternative con i suoni che diventano via via più incisivi perdendo l’iniziale patina ambient. Ottima la vena interpretativa anche su canzoni dai toni più soffici come Brecce e sognanti come in Manifesta, un manifesto poetico-culturale incentrato sul movimento femminista “Non una di meno”, scolpito da note secche come pioli. Ancora da segnalare un bel pezzo come il chiaroscuro di Quiete, che risulta veramente incantevole, e si raccorda alla chiusura con Portami qui, un brano strumentale che porta l’ascoltatore verso la bonus track Son la Mondina, son la sfruttata, che chiude la scaletta.
La decima traccia dunque nasce dalla collaborazione con lo storico coro delle Mondine di Novi che a loro volta hanno realizzato un disco chiedendo a vari artisti, tra cui Paolo Fresu, Ginevra di Marco, e La Metralli di riarrangiare alcuni brani del loro repertorio. In questa traccia cantano anche Le Chemin des femmes, coro che Meike, cantante de La Metralli, dirige.

Un disco che risulta veramente ben fatto e dimostra una capacità tecnica ed espressiva di alto livello, tutto è piacevolissimo a partire dalla cantante per arrivare ai musicisti e anche il mix tra questi due elementi è congruo. Resta il limite di avere voluto mettere tante, forse troppe, idee dentro questo disco, il che è andato a scapito della compattezza del prodotto. Un esempio per tutti la bonus track che, al di là del suo valore quale singolo, non ha nulla a che vedere con il contesto musicale in cui è stata inserita.


Davide Fasulo, Meike Clarelli, Marcella Menozzi, Christian Pepe, Cesare Martinelli, Murmur Music, A Buzz Supreme, Collettivo Amigdala, Centro Musica Modena


TuttoRock – Maurizio DonniniCredits:
Etichetta: Amigdala
Distribuzione: Audioglobe
Pubblicazione: 6 settembre 20197.5/10

D’urgenza e d’istinto | Ascendente di Mario Mucedola – Shiver

D’urgenza e d’istinto. Quando un disco nasce così, senza doverci ragionare su troppo, senza dover cesellare le parole in attenzione ai più vari fattori esterni, allora abbiamo pressoché la certezza di star parlando di un grande disco.

Così nasce Ascendente, nuova fatica discografica de La Metralli, spontaneo e devastante nella sua forza espressiva. Tutti strumenti semiacustici o acustici, nessun synth o aggeggio elettronico, una rarità di questi tempi, per confezionare dieci tracce quanto mai concrete e focalizzate attorno al titolo del disco. Ascendente, ma dove? Ascendente verso la luce, in questo periodo così torbido ma la luce verso cui La Metralli si eleva colpisce anche noi. “Ascendente” è, nella sua urgenza, un disco molto impegnato. Abbiamo la opening track “Il sindaco”, che si riferisce chiaramente alla vicenda di Mimmo Lucano, “Nero” in cui si parla della nauseabonda riapertura delle fogne e addirittura “Manifesta”, una canzone dedicata al movimento “non una di meno”, in odor di puro femminismo. Mosca bianca in un mondo musicale italiano tendente al maschilismo più totale. Il disco inoltre si chiude con il riarrangiamento turbo-acustico di un canto popolare delle mondine degli anni ‘50: “Son la mondina, son la sfruttata”, con il testo originale di Pietro Besate, funzionario del Partito Comunista Italiano. Ma c’è spazio anche per l’introspezione, in “Oceano madre” prima e in “01:52 a.m.” poi, due capitoli molto importanti nell’album. “Ascendente” si chiude con un brano strumentale, “Portami qui”, breve ma intensa summa di un disco dove non sono stati usati apparecchi elettronici ma gli strumenti acustici sono stati arrangiati come se dietro al banco vi fossero i synth. Un disco dove il gruppo ha voluto mettere nero su bianco le proprie volontà, ha voluto dire quel che c’era da dire, prendendo posizione e lasciandosi andare ad una sincera ma accurata invettiva della quale francamente si sentiva un po’ il bisogno, dato lo stato di tacito placet fin qui presente, intervallato giusto da un paio di eccezioni che hanno preso la parola e si sono pure sentiti dire “pensa solo a cantare”. Grande prova musicale quella dei La Metralli, dove musica e testo si intrecciano in un vortice elettroacustico che cattura l’ascoltatore rendendolo partecipe dell’ascesa verso la luce.

“Di urticante c’è l’aderenza alla realtà e all’attualità, dietro una facciata sognante.” di Arianna Marsico

di Arianna Marsico – MESCALINA.ITLa medusa sinuosa e urticante della copertina di Sara Garagnani ben rappresenta il progetto del disco Ascendente, ultima fatica discografica de La Metralli.

Il quintetto modenese è formato da: Meike Clarelli (voce, chitarra), Marcella Menozzi (chitarra acustica ed elettrica), Davide Fasulo (piano, synth, programming, violino, violoncello), Cesare Martinelli (batteria, percussioni) e Christian Pepe (basso e contrabbasso).

Di urticante nel progetto non c’è certo la bella voce di Meike, né il suono morbido di un pop in parte malinconico in parte vivacizzato dagli archi e dal synth. Di urticante c’è l’aderenza alla realtà e all’attualità, dietro una facciata sognante.

Il sindaco parla di Mimmo Lucano, sindaco di Riace, e di quei “superstiti di uomini” che dovrebbero indurre a riflessione le coscienze di qualcuno che sta al potere. Manifesta sembra incedere con la stessa lenta fatica di gocce di rugiada, ma via via che ci si addentra nel brano, dedicato al movimento Non Una Di Meno ci si rende conto che forme sono lacrime e paure che si fanno avanti, in un vortice oscuro. Eppure in tanto dolore, in tante ingiustizie, in 01.52 a.m.fa capolino la speranza per una vita che si affaccia al mondo, una vita tenera e fragile che voce e suoni sembrano cullare.

Inni alla bellezza, che chissà se davvero salverà il mondo, sono brani come Elegiaca e Quiete, quest’ultima con una intensa parte finale dal retrogusto soul e gospel.

Son la Mondina, son la sfruttata, che chiude Ascendente, parla del passato che forse è ancora presente dato che troppo spesso le cronache ci riportano storie di vittime di caporalato. Il brano ha origine dalla collaborazione con il coro delle Mondine di Novi, le quali avevano coinvolto diversi artisti, La Metralli inclusa, in un progetto di rivisitazione del proprio repertorio. Vengono alternati episodi di stampo antico con parti tra il rap, il funk e il rhythm and blues, per un risultato straniante e coinvolgente.

Ascendente richiede più ascolti. Consiglio di iniziare a sentirlo mentre si sta facendo altro e senza nemmeno leggere i titoli delle tracce, badando pian piano a cosa cattura maggiormente l’attenzione e solo allora scoprire il titolo di ciò che vi ha intrigato. Createvi una vostra personalissima mappa e non resterete delusi.

ROCKIT – Ascendente – di Giuseppe Catani

“Ma io no. Io finché non sono stremato (ineconomico come sono) non disarmo”.

Parole di Pier Paolo Pasolini, prese in prestito da “L’odore dell’India”. E catapultate all’interno della copertina di “Ascendente”. Una dichiarazione di intenti. Come a dire: resistere, resistere, resistere.

Per La Metralli è il quarto album in otto anni. Un cammino inquieto il loro, aperto ai cambiamenti, coerente con una visione dell’arte e della vita come crescita continua, come evoluzione. Con alcuni punti fermi. Il titolo del disco è un richiamo alla luce, a quell’ascensione che sconfigge (o tenta di farlo…) la notte dei nostri tempi bui: un ritorno al chiarore del giorno, contrapposto a quell’oscurità (oscurantismo?) che ci avvolge. E ci spaventa. Quasi logico aprire con una dedica a Mimmo Lucano (“Il sindaco”): “Lui che sognava un mondo con occhi da visionario: la chiamavano nuova civiltà, nera, bianca umanità”. La fierezza di dichiararsi buonisti. Di schierarsi. Contro la vergogna del fascismo (“Nero”), ricordando che il femminismo può essere una delle chiavi per rimettere in discussione l’organizzazione sociale (“Manifesta”). Prese di posizione lucide, anche quando le storie da raccontare non godono di un richiamo universale (“01.52 a.m.” canta della figlia di uno del componente della band appena accolta dalla vita) e preferiscono scendere tra le pieghe di un malcelato intimismo: un compito necessario, almeno fino a quando si potrà “sollevare tra le righe lembi di stupore”.

“Ascendente” è un disco ungente, realizzato in poche settimane. Rinunciando a pre e post produzioni. Lavoro duro in sala di registrazione, senza simulazioni al computer. Con un obiettivo: tirare fuori un suono di matrice elettronica usando strumenti acustici. Per ridurre al minimo la freddezza (o presunta tale) di synth e campionamenti o, forse, per assaporare il gusto di sperimentare, di mettersi in discussione. Una sfida, ecco. Vinta a mani basse. Grazie a canzoni avvolgenti, morbide, visionarie, a volte cupe, dall’incedere quasi ipnotico, divise tra attrazioni pop e richiami di ispirazione jazz (“Oceano madre”), inserite tra arabeschi dipinti da arpeggi acustici inquietanti, quasi densi, archi eleganti e malinconici, ben padroneggiati dall’intensità della voce di Meike Clarelli.Se “Elegiaca” sa tanto di Radiohead e “Quiete” potrebbe piacere a Antony Hegart, “Riportami qui”, forte dei suoi legami con l’avanguardia, viaggia su altri binari, così come il rifacimento di “Son la mondina, son la sfruttata”, cantata assieme al coro delle Chemens des Femmes, che finisce per virare verso un afro-beat a trazione funk. A conferma di come La Metralli preferisca camminare armata di una massiccia dose di inquietudine.

Tra sperimentazione e attualità di Maria Grazia Rozera

Il 6 settembre è uscito Ascendente, quarto album del gruppo sperimentale d’autore La Metralli. Stiamo parlando di un gruppo di origine modenese trapiantato a Bologna dopo il primo disco ormai più di otto anni fa, che dall’inizio della sua carriera ha mostrato sempre una grande qualità, vigile nella sperimentazione e solido nei testi.

“Ascendente” pubblicato dall’etichetta Amigdala, distribuito da Audioglobe, si presenta come un disco decisamente lavorato, per quanto la band precisi l’urgenza con la urla è venuto fuori, nel giro addirittura di poche settimane. Il lavoro probabilmente, oltre che in fase di registrazione, è distribuito in tutti questi anni di musica che hanno condotto il gruppo ad un certo grado di consapevolezza.
Il primo brano è il “Sindaco” ed è dedicato a Mimmo Lucano e all vicenda di Riace, che ha ispirato alla Metralli un testo profondo e senza paura, che elogia la dignità e l’umanità di questo eroe moderno, come se stessero parlando di una fiaba lontana nel tempo, una storia iniziata e finita. Resta tutto tremendamente attuale, come la scrittura del gruppo, di cui altro esempio è “Nero”, che tratta dei mille volti del fascismo e delle ondate che lo riportano vivo nella nostra quotidianità. Oltre a questo troviamo brani molto personali nell’album, da “Oceano madre” e “01.52 a.m.” e altri inni allò’umanità e alla sua evoluzione come “Elegiaca” e “Brecce”. La massima espressione dei La Metralli arriva con “Portami qui”, brano esemplare e coinvolgente, in cui si percepisce la capacità di sperimentazione sonora del gruppo, la perfetta fusione tra tutte le musiche che compongono la loro dimensione. Elettronica, popolare, strumentale, acustico, tutto all’interno di una sola concezione di libertà, la stessa che affida la chiusa di “Ascendente” ad un pezzo come “Son la Mondina, son la sfruttata”. In collaborazione con il Copro delle Mondine di NOVI, il pezzo si trasforma in afrobeat ed elettro-soul, mantenendo forte e chiaro un messaggio ripreso sempre dal passato, ma che sfiora l’attualità e quindi, di certo, non si può dimenticare.

Insomma la musica della Metralli sarà anche “pesante come la ghisa” come ironicamente la auto definiscono i membri del gruppo, ma è sicuramente una musica che si impegna e che crede seriamente in cui che esprime. Quindi ci prendiamo la ghisa e tutto il resto e va benissimo così.


Link all’articolo
https://www.radioaktiv.it/la-metralli-ascendente/?fbclid=IwAR16ss8ncXJRe8J13H0ZRIZgfzJxHKaj1YiJXJ8Pxp-EabeglFFRz-0VmQI

DAFENPROJECT – L’ascesa della Metralli di Rita Salomone

“Ascendente” come un’ascesa, quasi esoterica, difficilmente decifrabile, a una pienezza musicale in cammino.“Ascendente” è il nuovo album de i La Metralli, gruppo bolognese indipendente che mastica bene il genere dell’elettronica con tinte folk ed echi di pop sperimentale. In questo nuovo progetto il gruppo però si avvicina a dei richiami elettronici realizzato con soli strumenti acustici e semi acustici.

I La Metralli decidono dunque di non limitarsi a un genere ma di impegnarsi in una musica evocativa, piena di suggerimenti ed immagini variegate e sognanti, attenti però a restare coi piedi per terra.
E dalla terra, infatti, si apre l’album, con il singolo “Il sindaco” che esplora con una melodia malinconica e trasportante, la vicenda del sindaco Mimmo Lucano di Riace, tanto impegnato nel suo paese. La voce nel brano, come pure in quello successivo, con delicatezza richiama a una storia amara, senza troppi eccessi musicali. Pure in “Elegiaca” la voce si mescola con l’atmosfera ricreata dagli strumenti con semplicità ma sprigionando una grande potenza effettiva. In “Portami qui” la voce è addirittura alla stregua di uno strumento vero e proprio, si accorda armoniosamente ricreando un’atmosfera quasi idilliaca.

Dieci brani che compongono l’album de i La Metralli partecipano pienamente al motivo dell’ascesa verso qualcosa di speciale, fortemente simbolico, in cui poter trovare la propria dimensione e distendersi per un ascolto che diventa trasporto.

ONDAROCK – recensione di Michele Saran e Claudio Lancia

La Metralli Ascendente – 2019 (Amigdala) | alt-pop, songwriting“Ascendente”, opera numero quattro del progetto La Metralli, certifica l’ennesima dimostrazione circa le capacità artisticamente trasversali poste in campo dalla band modenese. Di disco in disco il gruppo ribadisce una temperatura febbrilmente decadente, in aulico contrasto con il resto delle produzioni pop italiche di questo decennio. Come di consueto suggestioni provenienti dalla canzone popolare si ritrovano a braccetto con aromi mediterranei e sfumature jazzy, a comporre un pop malinconico che strizza l’occhio tanto alla tradizione quanto a una certa contemporaneità.

La voce e le parole docilmente poggiate di Meike Clarelli, sempre più padrona dei propri mezzi, e gli arrangiamenti architettati dalla band sfoggiano impeccabili organizzazioni di pesi e contrappesi, in progressioni con esiti metafisici: è il caso di “01.52 a.m.” e l’iniziale “Il sindaco”. Durante l’ascolto si scorgono la pizzica dark di “Nero”, il coacervo di tintinnii, lemmi e vocalizzi sofferti in “Manifesta”, il folk tropicale cantato con sinistra sensualità in “Oceano madre”. L’interesse per il ritornello si trasmuta non di rado in stream of consciousness, in corrispondenza di “Quiete”, vero atto d’amore verso la forma-canzone, ottengono persino un impeccabile crescendo gospel, mentre le istanze più colte si raggrumano nel bozzetto avanguardistico “Portami qui”.

Per i nostalgici della prima stagione de La Metralli c’è sempre uno dei loro folk a tempo di jungle, “Elegiaca”, che a tratti ricorda i Radiohead di “Weird Fishes/Arpeggi“. La dimensione movimentata tende comunque a restare nelle retrovie, per lasciar spazio a una pacatezza che apre le porte della coscienza, perfettamente in scia con il precedente “Lanimante” (2017), eccellente per la grazia con la quale il combo modenese dimostra di saper condurre intrichi armonici, fantasia lirica e impulso ritmico. In bonus, a suggellare l’animo folk del gruppo, un rifacimento d “Son la mondina son la sfruttata”, canto di lavoro scritto nel 1950 da Piero Besate, qui resa con ben due cori, le Mondine di Novi di Modena e Les Chemin Des Femmes. Classe, gusto ed eleganza.

TRAKS musica indipendente |recensione

Si chiama Ascendente il nuovo disco de La Metralli. Un album che si pone in continuità con il processo artistico maturato nei primi tre dischi, confermando la vocazione alla trasversalità del gruppo rispetto ai generi e musicali, con un forte interesse per le sperimentazioni sonore e un’attenzione alla qualità del suono, agli arrangiamenti, ai testi e alla voce. Per questo album l’idea musicale è stata quella di realizzare un disco che suonasse come se fosse elettronico ma suonato con strumenti acustici. Nessun synth o campionamento, ma sono stati suonati ed arrangiati come fossero strumenti elettronici. Questo ha dato vita a un sound acustico/elettronico non convenzionale.

LA METRALLI TRACCIA PER TRACCIA

Si parte tra ritmo e morbidezza con Il sindaco, dedicata a Mimmo Lucano, ricca di archi ma in cui a porsi in luce è soprattutto la voce, con un atteggiamento complessivo cantautorale.
È pizzicato l’incipit di Oceano madre, cantata a mezza bocca e ricca di piccoli suoni liquidi.
C’è ritmo e passo marciato, nonché un certo senso del dramma, in Nero, opportunamente oscura come colori generali.
Si passa a Brecce, che ha un ritmo in crescita e anche un atteggiamento un po’ più pop, ma con radici internazionali. Qualche contrasto sonoro si registra in Manifesta, corroborata da un senso di inquietudine crescente e non troppo sottile. Più dialettica 1.52 am, in cui gli archi dialogano, nella seconda parte, con la tessitura fitta della chitarra.
Elegiaca parte piano ma poi accelera in modo brusco e sostanziale, orientandosi verso i ritmi del drum’n’bass. Ci sono chiari colori soul all’interno di Quiete, con la voce, anzi le voci (una sorta di coro gospel muto alle spalle) decisamente al centro della scena. Un quasi strumentale come Portami qui, in cui anche la voce è utilizzata come sorta di strumento, chiude teoricamente l’album, la cui ultima traccia è però la bonus track Son la mondina, son la sfruttata, frutto della collaborazione con Il coro delle Mondine di Novi. Un disco sfumato e sfaccettato, il nuovo album de La Metralli, con agganci alla realtà contemporanea senza però mai rinunciare alle esigenze poetiche. C’è molta maturità e anche una sensibilità notevole sparsa tra le tracce di questo disco.