D’urgenza e d’istinto. Quando un disco nasce così, senza doverci ragionare su troppo, senza dover cesellare le parole in attenzione ai più vari fattori esterni, allora abbiamo pressoché la certezza di star parlando di un grande disco.

Così nasce Ascendente, nuova fatica discografica de La Metralli, spontaneo e devastante nella sua forza espressiva. Tutti strumenti semiacustici o acustici, nessun synth o aggeggio elettronico, una rarità di questi tempi, per confezionare dieci tracce quanto mai concrete e focalizzate attorno al titolo del disco. Ascendente, ma dove? Ascendente verso la luce, in questo periodo così torbido ma la luce verso cui La Metralli si eleva colpisce anche noi. “Ascendente” è, nella sua urgenza, un disco molto impegnato. Abbiamo la opening track “Il sindaco”, che si riferisce chiaramente alla vicenda di Mimmo Lucano, “Nero” in cui si parla della nauseabonda riapertura delle fogne e addirittura “Manifesta”, una canzone dedicata al movimento “non una di meno”, in odor di puro femminismo. Mosca bianca in un mondo musicale italiano tendente al maschilismo più totale. Il disco inoltre si chiude con il riarrangiamento turbo-acustico di un canto popolare delle mondine degli anni ‘50: “Son la mondina, son la sfruttata”, con il testo originale di Pietro Besate, funzionario del Partito Comunista Italiano. Ma c’è spazio anche per l’introspezione, in “Oceano madre” prima e in “01:52 a.m.” poi, due capitoli molto importanti nell’album. “Ascendente” si chiude con un brano strumentale, “Portami qui”, breve ma intensa summa di un disco dove non sono stati usati apparecchi elettronici ma gli strumenti acustici sono stati arrangiati come se dietro al banco vi fossero i synth. Un disco dove il gruppo ha voluto mettere nero su bianco le proprie volontà, ha voluto dire quel che c’era da dire, prendendo posizione e lasciandosi andare ad una sincera ma accurata invettiva della quale francamente si sentiva un po’ il bisogno, dato lo stato di tacito placet fin qui presente, intervallato giusto da un paio di eccezioni che hanno preso la parola e si sono pure sentiti dire “pensa solo a cantare”. Grande prova musicale quella dei La Metralli, dove musica e testo si intrecciano in un vortice elettroacustico che cattura l’ascoltatore rendendolo partecipe dell’ascesa verso la luce.