La Metralli Ascendente – 2019 (Amigdala) | alt-pop, songwriting“Ascendente”, opera numero quattro del progetto La Metralli, certifica l’ennesima dimostrazione circa le capacità artisticamente trasversali poste in campo dalla band modenese. Di disco in disco il gruppo ribadisce una temperatura febbrilmente decadente, in aulico contrasto con il resto delle produzioni pop italiche di questo decennio. Come di consueto suggestioni provenienti dalla canzone popolare si ritrovano a braccetto con aromi mediterranei e sfumature jazzy, a comporre un pop malinconico che strizza l’occhio tanto alla tradizione quanto a una certa contemporaneità.

La voce e le parole docilmente poggiate di Meike Clarelli, sempre più padrona dei propri mezzi, e gli arrangiamenti architettati dalla band sfoggiano impeccabili organizzazioni di pesi e contrappesi, in progressioni con esiti metafisici: è il caso di “01.52 a.m.” e l’iniziale “Il sindaco”. Durante l’ascolto si scorgono la pizzica dark di “Nero”, il coacervo di tintinnii, lemmi e vocalizzi sofferti in “Manifesta”, il folk tropicale cantato con sinistra sensualità in “Oceano madre”. L’interesse per il ritornello si trasmuta non di rado in stream of consciousness, in corrispondenza di “Quiete”, vero atto d’amore verso la forma-canzone, ottengono persino un impeccabile crescendo gospel, mentre le istanze più colte si raggrumano nel bozzetto avanguardistico “Portami qui”.

Per i nostalgici della prima stagione de La Metralli c’è sempre uno dei loro folk a tempo di jungle, “Elegiaca”, che a tratti ricorda i Radiohead di “Weird Fishes/Arpeggi“. La dimensione movimentata tende comunque a restare nelle retrovie, per lasciar spazio a una pacatezza che apre le porte della coscienza, perfettamente in scia con il precedente “Lanimante” (2017), eccellente per la grazia con la quale il combo modenese dimostra di saper condurre intrichi armonici, fantasia lirica e impulso ritmico. In bonus, a suggellare l’animo folk del gruppo, un rifacimento d “Son la mondina son la sfruttata”, canto di lavoro scritto nel 1950 da Piero Besate, qui resa con ben due cori, le Mondine di Novi di Modena e Les Chemin Des Femmes. Classe, gusto ed eleganza.